
Promossa dalla Fondazione Sardegna e dal Comune di Sassari, con il patrocinio della Provincia di Sassari e dell’Università di Sassari, la mostra rappresenta un appuntamento di assoluto rilievo internazionale, capace di proiettare il territorio in una dimensione culturale di primissimo piano.
Una prima volta storica: È la prima volta che gli Impressionisti approdano in Sardegna, e in particolare a Sassari. Un’occasione straordinaria per ammirare opere originali di artisti che hanno cambiato per sempre la storia dell’arte.
LA MOSTRA
Ci sono dei luoghi che per strane, seppur spiegabili coincidenze, divengono il polo attrattivo di un’energia creativa che coinvolge personalità diverse tra loro ma capaci di segnare un punto importante nell’ambito della cultura e dell’arte.
A partire dalla seconda metà del Settecento in Italia e in Francia questi luoghi sono stati soprattutto i caffè. Come non ricordare il Florian di Venezia, che vedeva la frequentazione di Foscolo, di Goethe, di Dickens e di Proust, o Le Procope, a Parigi,
dove si incontravano Voltaire e Rousseau e infine il Caffè Greco a Roma, che dal 1760 ha ospitato le più diverse e significative personalità e che sulle sue mura, degne di un museo, le opere appese raccontavano lo svilupparsi dell’arte di questi ultimi due secoli?
Così erano la luce degli specchi, i rumori delle tazzine di porcellana, dei bicchieri di cristallo, dello spostarsi delle sedie e del vociare dei clienti che facevano da cornice alla nascita di nuove idee e di nuove ispirazioni.
Niente a che vedere con la penombra di un bosco, con il silenzio interrotto Solamente da brevi rumori, dove tra il frusciare delle foglie si insinua una lama di luce che svela un sentiero nascosto, una figura di uomo in lontananza.
Eppure è proprio in un ambiente come questo, lontano dai locali e dal movimento della vita cittadina, in una foresta, che personalità diverse ma geniali si incontrano e danno vita ad uno dei movimenti più importanti dell’arte dell’Ottocento, anticipatore
e premessa fondamentale dell’Impressionismo.
Tutto nasce da un giovane di ventitré anni, Theodore Rousseau, deluso, furioso per aver visto la sua opera derisa e rifiutata al Salon di Parigi del 1835. Il quadro era stato definito da alcuni critici una “cosa mostruosa”. Il titolo del dipinto è banale, quasi risibile: Discesa delle vacche dagli altipiani della Jura. Ma ancora oggi la massa del bestiame, che si muove potente nell’oscurità di un bosco, rivelando una dinamicità potente e compressa, possiede un fascino particolare e innegabile anche in virtù di una tecnica esecutiva nuova e veloce. Theodore se ne va da Parigi e va in mezzo ai boschi, nella penombra fitta di una foresta, dove la luce lambisce il bordo delle foglie e all’improvviso rivela un sentiero nascosto. E lontano dalla città, dalle sue luci esagerate e lontano anche da quel modo così accademico di dipingere, da quel rigore studiato che ripete in maniera stanca le sue eterne formule.
Va nella foresta di Fontainebleau e credendo solo in se stesso prosegue per la sua strada e continua a dipingere la natura a modo suo, così come lui la vede.
Nel piccolo borgo di Barbizon, appresso a lui, ben presto arrivano altri pittori, animati dallo stesso spirito: la foresta è diventata fonte di ispirazione profonda.
È così che accanto a Rousseau troviamo Narcise Diaz de la Peña, affascinato dall’ombra scura della vegetazione, dai giochi di luce, dal contrasto sensuale
che può scaturire tra tutto questo e l’incarnato candido di una donna. C’è poi Daubigny, che dipinge come un poeta, c’è Dupré, Troyon e altri ancora, ognuno con la sua personalità, ognuno con la sua magnifica voglia di creare e far conoscere il mondo, la natura attraverso i propri occhi.
Li accomuna il desiderio di dipingere all’aria aperta, en plein air, come si dirà poi e sembrerebbe una novità. Certo una novità che proprio in quegli anni verrà facilitata dall’industria, che con i colori in tubetto renderà più semplice e fattibile lavorare fuori dall’atelier. Lo stesso Renoir avrà a dire più tardi: “Senza i tubetti di colore non ci sarebbero stati Cezanne, Monet, Sisley…”.
Ma, prima di questa invenzione, nonostante le difficoltà di trasportare le varie boccette con i colori preparati precedentemente, già alcuni pionieri e di non poco conto, parliamo di Corot, di Jongkind e di Boudin, solo per citarne alcuni, avevano cominciato a piantare il loro cavalletto sulla sabbia della Normandia, a dipingere dal vero il mare calmo o in tempesta, il movimento delle nuvole e i cavalloni e la luce che corre sulla cresta delle onde: sono loro i primi ad amare la libertà di dipingere ovunque, la natura e la luce.
È tutto questo quello che racconta questa mostra, e altro ancora, di ancora più importante, perché gli insegnamenti dei pionieri della pittura en plein air e dei maestri della Scuola di Barbizon non rimarranno confinati nella penombra scura della foresta, ma gli artisti porteranno il loro cavalletto anche nel cuore delle città, all’interno di quei caffè di cui si è parlato. E una volta assaporata la libertà non si può più farne a meno, una volta scoperto il volto nuovo della luce nella natura, gli occhi non fanno altro che cercarlo. Era necessario andare via per poi tornare.
Quello che deriva da tutto ciò è quel movimento dell’Impressionismo che non solo si farà amare da tutti ma a tutti farà amare l’arte. Perché la natura viene vista con occhi nuovi: è come se di fronte ai paesaggisti accademici si invertisse il processo che dalla natura naturans porta alla natura naturata, tanto per prendere in prestito un concetto filosofico caro a Spinoza e “laicizzandolo” per quanto sia possibile.
Ribadendo in questo il ruolo dell’artista creatore, personalità particolare e fuori dalla normalità, figura tanto cara all’immaginario comune.
E le loro tematiche non si sviluppano solo nell’ambito del paesaggio e della natura, ma come già detto, entrano nel tessuto cittadino, e questa è un’altra particolare, grande novità: coinvolgono i caffè, i ristoranti, i teatri, le strade.
È un’arte sfacciata, che mette in mostra tutto ciò che coinvolge la vita cittadina, anche le prostitute e i drogati, i famosi bevitori di assenzio. Ma tutto ciò senza dimenticare la bellezza, quella del profilo di una donna, di uno sguardo, di un corpo nudo e ancora della luce e del colore.
Monet è tra i primi a segnare questo passaggio e ad andare anche oltre. Da i suoi primi dipinti eseguiti accanto al maestro Boudin sulla spiaggia familiare di Saint-Adresse, che ancora vivono di un lontano romanticismo, ai quadri della maturità, dove le immagini cominciano a destrutturalizzarsi e al loro posto, con pennellate rapide e precise, rimane il ricordo.
Di fronte alla grande novità dell’Impressionismo anche il mondo accademico, dopo le prime resistenze comincia ad esserne più o meno consapevolmente coinvolto, per dar poi luogo a personalità eccezionali: è il caso di Gervex, pittore dalle grandi
capacità tecniche ed inventive, o anche di Helleu, a cui si ispira Proust nella sua famosa Recherche, per confezionare il personaggio di Elstir. Tra i tanti c’è poi un italiano che spicca tra tutti, si tratta di Boldini, delle sue donne, dei suoi famosi ritratti. Ne è qui presente in mostra un esemplare che nella posa elegante della donna ritratta, nell’esplosione caratteristica del tratto e dei colori esprime tutto il fascino dell’arte del grande artista ferrarese.
Così anche in Italia, come del resto ovunque, nei quadri cosiddetti di genere, nei ritratti come nei paesaggi, la lunga onda dell’Impressionismo e del suo
fascino genera nuove personalità artistiche e nuove opere, opere che continuano a emanare un fascino che non si può dimenticare.
LUCE, NATURA, LIBERTA’
I Pionieri del Paesaggio: da Barbizon agli Impressionisti
Prof. Alberto Bertuzzi
Curatore
GLI IMPRESSIONISTI E OLTRE
Il gruppo degli impressionisti si formò nel 1860. Dopo aver provocato scandali e subìto rifiuti dal Salon, i giovani artisti decisero di unire le forze per organizzare mostre indipendenti. Quest’idea si materializzò nel 1874, in una mostra a Parigi, nello studio del fotografo Nadar in cui vennero esposte molte opere. Il termine “impressionismo” nacque da un’affermazione del critico d’arte Louis Leroy a proposito dell’opera di Claude Monet Impression, Soleil Levant del 1872. Il critico non apprezzò l’opera esposta perché gli dava un senso di incompiutezza e la definì un’impressione.
L’impressionismo iniziò ad essere accettato a partire dal 1880, grazie al sostegno del governo e al mercante collezionista Paul Durand Ruel, il quale svolse un ruolo cruciale nel sostegno e nella diffusione del movimento.
Tra i celebri artisti che esposero le loro opere possiamo annoverare Claude Monet (1840-1926), Pierre Auguste Renoir (1841-1919), Edgar Degas (1834-1917), Berthe Morisot (1841-1895), Camille Pissarro (1830-1903), Paul César Helleu (1859-1927) e Alfred Sisley (1839-1899). I loro dipinti chiari e luminosi traducevano con un tocco rapido e vivace le loro fugaci impressioni provate di fronte all’osservazione del mondo circostante.
OPERE DI MONET IN MOSTRA
Tempête à Saint Adresse può considerarsi una vera rarità. Si tratta infatti di una delle poche opere arrivate fino a noi eseguite dal giovane Monet.
Il mare raffigurato è quello di Sainte-Adresse, a Le Havre. La spiaggia, che si trovava poco lontano dall’abitazione di famiglia, verrà altre volte dipinta da Monet negli anni seguenti, ma mai in modo così intenso ed originale. Qui l’artista, spinto ancora da un sentire romantico derivatogli dalla propria cultura figurativa, è alla ricerca di un senso di drammaticità che costruisce innanzitutto attraverso la resa atmosferica, data dal meccanismo dinamico dei movimenti speculari del cielo e del mare, delle nuvole e delle onde.
Il dipinto, già esposto in diverse mostre in Francia, Italia e Cina, ha attirato la critica benevola dei più grandi esperti francesi dell’artista come Marianne Alphant autrice di diversi libri su Monet e il professore Alain Tapié, direttore di importanti musei francesi.
Les Pêcheurs de Poissy, visibile in mostra, è uno studio preparatorio di Claude Monet, di cui esiste la versione definitiva nella sala del Castello del Belvedere a Vienna. Dal dicembre 1881 all’aprile 1883, l’artista francese si stabilì a Poissy, nella Villa Saint Louis, sulle rive della Senna. Si notano nell’opera delle pennellate più rapide, poche stesure sovrapposte e minori dettagli a fuoco: è evidente l’indagine sugli effetti della luce e dei valori atmosferici e cromatici.
I GRANDI MAESTRI E LA SCUOLA DI BARBIZON
Non sono solo soltanto i paesaggi l’epicentro di interesse dell’Impressionismo., anche le figure umane. La donna, per esempio, è il motivo di interesse tra altri per Renoir e per Henri Gervex (1852-1929), quest’ultimo artefice di Eve cueillant la pomme, a tema religioso, e Femme à la robe verte, dove i toni della figura femminile si schiariscono. E poi ancora Johan Barthold Jongkind e Eugene Boudin considerati dei maestri per Monet.
Adolphe Felix Cals, Ludovic Napoléon Lepic, Diogene Ulysse Napoléon Maillart, Léon Printemps.
La mostra non poteva non dare voce oltre che agli impressionisti, ai precursori di questo movimento artistico, coloro che per primi hanno deciso di infrangere gli schemi classici dell’accademismo per dar voce alla natura e al paesaggio dipinto en plain air, gli artisti della scuola di Barbizon. Jean Baptiste Corot(1796-1875), Henri Rousseau (1844-1910), Jean François Millet (1814-1875), Jean Ferdinand Chaigneau (1830-1906), Narcisse Diaz de la Pena (1807-1876), Charles-François Daubigny (1817-1878)Karl Daubigny (1846-1886) Constant Troyon (1810-1865) Antoine Guillemet (1843-1918) Léon Richet (1847-1907) Hippolyte Camille Delpy (1842-1910).
La Scuola di Barbizon nacque vicino alla foresta di Fontainebleau e raccolse esponenti del Realismo che ricercavano un’autenticità e un’ispirazione sincera, una condizione di umiltà di fronte alle infinite bellezze dell’universo. La campagna e gli alberi secolari della foresta, i lavoratori dei campi le greggi e le mandrie esercitarono una forte attrazione di riscoperta delle bellezze naturali lontano dalla città.
Jean Baptiste Corot (1796-1875) è una delle figure più significative della pittura di paesaggio. Le sue opere, infatti, attingono a piene mani dalla tradizione neoclassica e, al contempo, anticipano le innovazioni en plein air dell’Impressionismo.
Figura di spicco della nuova corrente artistica anche Théodore Rousseau (1812-1867), al quale recentemente il Petit Palais di Parigi ha dedicato una mostra monografica. E’ considerato uno dei più sensibili paesaggisti dell’Ottocento francese. Può essere definito uno dei primi ecologisti . Sarà infatti alla guida di una lotta ecologista d’avanguardia per proteggere la foresta di Fontainebleau riuscendo a farla classificare come “riserva artistica”. Théodore Rousseau paragonò il suo rapporto con gli alberi all’anima umana: una forma di misticismo della natura contrapposta allo spirito del XIX secolo e alla sua industrializzazione.
Constant Troyon (1810-1865), l’artista animalier di Barbizon, immortala degli animali, realizzati con ampie pennellate in colori profondi e puri, collocati all’interno della Natura. Mandrie vive e in movimento.
Jules Duprè (1811-1889) celebre per gli alberi rappresentati nei minimi dettagli e il cielo colore turchese unico nel suo genere. Eugene Isabey con le sue navi nella tempesta, François Millet grande amico di Rousseau che a differenza dell’amico mette l’accento e dà voce alla condizione umana. Al centro della scena i contadini al lavoro nei campi. E la vita reale del mondo rurale. Come il suo celebre Angelus (da ammirare al museo d’Orsay) una delle opere d’arte più conosciute e riprodotte al mondo, dove protagonisti sono una coppia di contadini al tramonto si raccolgono in preghiera.
Nell’ultima parte del percorso espositivo, si susseguono le opere di diversi artisti, tra cui: Pierre Bonnard (1867-1947) e Camille Pissarro (1830-1903), che daranno vita al gruppo dei cosiddetti “impressionisti scientifici”.
Fusione tra tracce di luminescenza impressionistica e temi elaborati e studiati caratterizzano l’acquerello su carta Veduta di Le Cannet, di Pierre Bonnard (1867-1947), una simbiosi tra narrazione figurativa e ritmo vitale. La luce e il fascino del Midi e la visione utopica del suo paesaggio e un’esplosione di colori, segnano per l’artista una svolta stilistica significativa: la sua tavolozza si arricchisce infatti di colori più intensi e vivaci, tra cui predominano il giallo del sole mediterraneo e il blu intenso.
Nella mostra sono presenti anche 3 italiani molto attivi nella vita parigina dell’epoca. Pittori amati e stimati dai loro colleghi francesi come il ferrarese Giovanni Boldini , Il siciliano Filippo Liardo, il toscano Emilio Donnini.

